La coltivazione della barbabietola da zucchero in Italia ha un’estensione totale di circa 240.000 ettari.
La nascita della coltivazione della barbabietola si colloca al tempo dei Babilonesi, ma solo attorno al 1.700 ci si accorse che conteneva zucchero. Napoleone Bonaparte diede un forte impulso alla coltivazione della barbabietola in Europa, anche se solo attorno al 1850 questo tipo di coltura venne perfezionato attraverso la selezione di piante ed il progredire dell’industria per l’estrazione.

Generalità
La barbabietola da zucchero è una pianta a ciclo biologico biennale, ovvero per la produzione di seme bisognerà aspettare due anni.
Nel primo anno si sviluppa una rosetta di foglie ampie, spesse, lisce o bollose. Nel corso dell’inverno si arresta la vegetazione riprendendo a primavera del secondo anno con lo sviluppo di un fusto fiorale di circa un metro di altezza, provvisto di numerose ramificazioni portanti fiori verdastri. I semi, piccoli e bruni, sono racchiusi in un involucro rugoso detto glomerulo.
Nella coltura per la produzione dello zucchero, la barbabietola è matura per la raccolta nel primo anno, quando il fittone ha cessato di ingrossarsi e di accumulare saccarosio e le foglie ingialliscono (fine estate, settembre).
Presenta una radice conica, fittonante e carnosa, dalla quale si estrae il saccarosio in percentuale media pari al 14-15% del suo peso.

Supponendo una produzione annua pari a 40 tonn/ha di radici contenenti il 15% di zucchero, il saccarosio sarà pari a 5,6-6 tonn/ha.
Lo zucchero prodotto è il saccarosio, ovvero un disaccaride composto da glucosio e fruttosio.
La coltivazione della barbabietola si avvantaggia di terreni profondi e permeabili, capaci di trattenere elevate quantità d’acqua, ma ben drenati.
La tessitura influenza il risultato nelle sue componenti produttive e qualitative in quanto nei terreni limosi-sabbiosi (terreni freddi) si conseguono tenori zuccherini contenuti ma elevate rese ponderali mentre nei terreni argillosi si verifica un andamento opposto.
In riferimento alla salinità del terreno è opportuno ricordare come la coltura risulti tendenzialmente tollerante sviluppandosi anche in presenza di valori limite di 7 mS/cm. Solo nelle fasi iniziali non gradisce una salinità superiore a 3 mS/cm.
La temperatura minima in fase di germinazione ed emergenza non deve essere inferiore a 4 °C. Nella fase di germinazione si hanno danni con temperature inferiori a -2°C/-3 °C.
Temperature comprese tra 10 °C e 20 °C favoriscono l’accumulo dello zucchero nel fittone, tale attività cessa con temperature superiori di 35 °C. Temperature di 5-8 °C nelle prime fasi (4-6 foglie vere), protratte per alcuni giorni consecutivi, possono indurre la prefioritura.
La barbabietola preferisce terreni con reazione neutra o alcalina, pertanto i migliori rendimenti si situano attorno un valore di pH tra 6,5 e 8.0. Nelle migliori condizioni di coltivazione si raggiungono produzioni comprese tra 50 e 70 tonn/ha di radici o fittoni ed oltre.

Asporti e fabbisogno di nutrienti
La tabella degli asporti riportati di seguito riguarda diversi autori. I valori delle asportazioni variano secondo il tipo di coltura ed i rendimenti. I valori delle asportazioni dipendono anche dalla dotazione del terreno.

Ruolo e apporto dei nutrienti

Azoto
La barbabietola ha un elevato fabbisogno d’azoto, ma è opportuna una certa moderazione negli apporti, al fine di evitare effetti negativi sulla qualità del prodotto.
Nel caso di bietola a semina autunnale, in particolare se irrigua, è bene aumentare le quantità del 20-30%.
Nelle colture a semina primaverile i migliori risultati si hanno con la distribuzione della prima dose di azoto a fine gennaio/inizio febbraio, molto prima della semina, facendo attenzione a non calpestare troppo il terreno, magari approfittando del terreno gelato.
La distribuzione in copertura dell’azoto non deve essere effettuata oltre la fase dell’8° foglia vera.
Risulta essere sconsigliato l’utilizzo d letame o ammendanti organici, perché pur migliorando la struttura del terreno, finiscono invece per peggiorare la qualità finale del prodotto, in quanto liberano la maggioranza dell’azoto a partire dalla primavera inoltrata. Qualora se ne utilizzino, la dose di azoto dovrà essere opportunamente conteggiata nel bilancio.
Eccessi d’azoto provocano:
Eccessivo sviluppo fogliare a scapito della radice.
Mancata trasformazione dell’azoto in proteine (accumulo di azoto alfa-amminico nella radice).
Basso valore qualitativo della radice e ridotta percentuale di zucchero estraibile
Fosforo
La localizzazione del fosforo durante la concimazione, è utile per garantire il pronto assorbimento durante le prime fasi di sviluppo: effetto starter.
La barbabietola da zucchero è una coltura che risponde positivamente alla concimazione fosfatica, qualora il terreno presenti una scarsa dotazione di base. La situazione attuale della maggior parte dei terreni italiani risulta favorevole in rapporto a questo elemento, in quanto molti terreni, a differenza del passato, presentano una dotazione di fosforo assimilabile sufficiente o buona (15-30 mg/Kg di fosforo assimilabile con il metodo Olsen). Tale arricchimento è indubbiamente conseguenza delle abbondanti concimazioni fosfatiche praticate, per molti anni a livelli doppi o tripli rispetto alle reali asportazioni delle principali colture, che indicativamente è di 40-80 Kg/ha di anidride fosforica.
Potassio
La barbabietola è sicuramente una pianta “potassofila”, nel senso che si giova di buone disponibilità di potassio nel terreno, che influiscono positivamente sulla produzione zuccherina e compensano le elevate asportazioni operate dalla coltura.
La barbabietola e una coltura sensibile al cloro, per cui si consiglia l’utilizzo del cloruro di potassio soltanto con una applicazione anticipata al momento dell’aratura, per permettere poi al cloro di dilavarsi. E’ altrimenti indispensabile ricorrere al solfato di potassio, che permette di evitare danni da cloro alle piantine e apporta inoltre interessanti quantità di zolfo.
Boro
Questo elemento è, indispensabile alla crescita della barbabietola principalmente perché la sua carenza è alla base della fisiopatia detta “ Marciume del cuore della barbabietola”.
La boro carenza si manifesta in particolare nei terreni sabbiosi con bassa CSC (capacità di scambio cationico), con temperature basse, nei terreni con pH elevato, superiore a pH 8, e nelle annate siccitose.

L’apporto degli elementi nutritivi, in particolare dei microelementi, dovrà variare in funzione delle condizioni climatiche, dell’areale di coltivazione, del tipo di terreno e del grado di fertilità dello stesso. Questi valori possono essere approfonditi eseguendo apposite analisi chimiche.

Tecnica di coltivazione
La concimazione azotata favorisce lo sviluppo fogliare e l’attività fotosintetica ed è determinante per le rese produttive, ma va opportunamente frazionata, avendo cura di evitare sia gli interventi tardivi, che l’eccesso di azoto, che possono ripercuotersi negativamente su resa e qualità dello zucchero.
In questi ultimi anni sulla barbabietola da zucchero si stanno applicando nuove tecniche moderne per indirizzare la coltura verso una nuova realtà che deve tenere conto sia delle esigenze di legislazione ambientale sia, logicamente di rese produttive maggiormente remunerative. Queste tecniche risultano essere quella della microirrigazione con impianti a goccia e della fertirrigazione.

Irrigazione: Il consumo idrico della barbabietola varia notevolmente con le condizioni ambientali, soprattutto meteorologiche, ed aumenta all’aumentare della superficie fogliare.
La massima quantità di acqua è richiesta nel periodo di massimo sviluppo delle foglie che si colloca nei mesi di inizio estate.
I turni irrigui, diversi secondo le caratteristiche del terreno, è bene che siano brevi, da 8-9 gg all’inizio, fino a 10-12 gg verso la fine della stagione irrigua.
I volumi stagionali di adacquamento si collocano attorno a 3.500-4.500 mc/ha.
Nell’Italia centrale e meridionale la maggior parte della superficie investita a barbabietola viene normalmente irrigata. Il periodo di maggior fabbisogno irriguo è quello dello sviluppo dell’apparato fogliare e si colloca tra giugno e luglio, con circa 8-10 interventi in terreni sciolti.
Si interviene con l’irrigazione quando nel terreno, mediamente, c’è ancora il 40% dell’acqua disponibile. Eventuali stress idrici si ripercuotono negativamente sul titolo zuccherino.
L’irrigazione va sospesa all’avvicinarsi dell’epoca di maturazione e di raccolta, per realizzare le condizioni di tempera del terreno al fine di consentire un facile estirpamento delle radici al momento della raccolta e per favorire la concentrazione zuccherina nelle radici.
Il metodo irriguo ancora maggiormente praticato è quello per aspersione (con rotoloni), ma recentemente è stata proposta l’”irrigazione a goccia” con ali gocciolanti mobili.
Questi nuovi sistemi irrigui permettono, inoltre, di effettuare la fertirrigazione per apportare gli elementi fertilizzanti in maniera mirata alle radici delle piante.
Prove pratiche di fertirrigazione ormai condotte da diversi anni dai vari servizi tecnici delle associazioni di bieticoltori, hanno dimostrato che la somministrazione di fertilizzanti tramite l’intervento irriguo determina in media incrementi produttivi del 10% per gli impianti dotati di manichetta, rispetto agli impianti a pioggia.

Inoltre, prove specifiche effettuate su terreni con carenze di microelementi (B e Mn) e in condizioni di ridotte lavorazioni del terreno hanno evidenziato ulteriori maggiori incrementi.
Queste esperienze, ormai considerate realtà, sono la dimostrazione che in situazioni difficili, di stress colturale, i vantaggi della fertirrigazione si riflettono maggiormente sulla redditività della coltura.

Concimazione azotata delle barbabietole.

Risulta essere sempre più sentita l’esigenza di passare dai tradizionali metodi di concimazione basati sulla sola esperienza di campo con sistemi capaci di determinare con maggiore precisione la quantità di azoto da apportare alla coltura, in modo di ottenere produzione e qualità.
Le attuali vicissitudini del comparto bieticolo, non devono far venire meno la necessità di fornire agli agricoltori strumenti di controllo della disponibilità azotata delle barbabietole.
Alle esigenze sopra citate si sono aggiunte, in questi ultimi anni, quelle di carattere ambientale, (vedi Reg. CE 2078/92, che prevede contributi economici alle aziende che si impegnano a ridurre la quantità di fertilizzanti, con particolare riferimento all’azoto.

Concimazione azotata ragionata.

Per contribuire ad una concimazione azotata ragionata della barbabietola, è senza dubbio utile ricorrere ad un analisi del terreno e ad un analisi fogliare. Per mezzo delle analisi del terreno eseguite durante la fase di lavorazione, unitamente a informazioni pedo-climatiche (tessitura, struttura, sostanza organica, ecc.) e agronomiche (rotazione, lavorazioni, drenaggio, ecc), si dovrebbero avere le informazioni necessarie per stimare il fabbisogno azotato teorico della coltura.
Determinato il fabbisogno azotato della coltura, in pre-semina si dovrebbe apportare solo una metà dell’azoto necessario. In seguito si completerà la concimazione azotata in copertura apportando una quantità di azoto calcolata in base alla analisi delle foglie da effettuarsi allo stadio fenologico compreso tra le 4 e le 6 foglie vere. Vanno evitate concimazioni azotate tardive.
Va evitato categoricamente di localizzare i concimi azotati vicino al seme, perché ne comprometterebbe la germinazione; unica concessione ammessa è quella di collocare vicino al seme una piccola quantità di un concime fosfo-azotato.

L’analisi fogliare può fornire valide indicazioni circa lo stato nutrizionale delle piante per molti elementi nutritivi. In questo specifico caso ci limitiamo a considerare l’azoto, al fine di soddisfare in modo razionale i fabbisogni della barbabietola.
L’epoca di prelievo consigliata è quella delle 4-6 foglie vere (massimo 8), in quanto in questo stadio le piantine di bietole hanno un apparato radicale già sufficientemente sviluppato ed è ancora possibile intervenire con concimazioni azotate di copertura per ovviare a eventuali carenze.
La quantità di azoto da apportare alla bietola deve essere calcolata correttamente in quanto la carenza dell’elemento causa perdite produttive mentre l’eccesso provoca cattiva qualità dei sughi, bassa polarizzazione e minore resistenza allo stress.

Prelevamento dei campioni.

Il prelevamento dei campioni di terreno o di foglie da sottoporre ad analisi, è un’operazione da compiere con la massima attenzione. Prima di tutto è necessario rappresentare con sufficiente precisione una gran quantità di terreno e/o massa fogliare. I campioni devono tenere conto delle esigenze di procedure di laboratorio. Campioni prelevati in fretta hanno generalmente una scarsa rappresentatività, pertanto l’indicazione analitica che ne deriverà non sarà attendibile. La foglia da prelevare deve essere preferibilmente quella più sviluppata.

Concimazione azotata.

L’azoto è indubbiamente l’elemento fondamentale per realizzare buone rese zuccherine. Eccessi di azoto risultano però dannosi per la coltura. Inoltre, superando certe dosi di azoto, la produzione di zucchero non cresce più.
La disponibilità azotata è altamente influenzata dal tipo di terreno e dalle sue condizioni (tessitura, struttura), dal contenuto di sostanza organica e azoto totale, dall’attività dei microrganismi, dal clima, dallo sviluppo ed approfondimento dell’apparato radicale della bietola. Per tali motivi la quantità di azoto assimilabile è soggetta da un anno all’altro e anche nello stesso anno a sensibili variazioni, che rendono difficile la predisposizione di un piano di concimazione basato unicamente sulla analisi chimica dei terreni.

Un esempio noto a tutti è costituito dagli ingiallimenti per asfissia radicale, che di norma si verificano nel periodo primaverile in concomitanza di abbondanti piogge, in terreni con carente struttura e insufficiente drenaggio, in questi casi l’azoto nel terreno può essere in quantità sufficiente ma la coltura non è in grado di assimilarlo.
Il percorso operativo più semplice e affidabile per applicare in modo ragionato i fertilizzanti azotati in copertura, potrebbe essere quello di eseguire un analisi fogliare, su cui determinare il contenuto in azoto.
Nella tabella  sono riportate le quantità di azoto da apportare in copertura in base alle indicazioni ricavate dall’analisi dei tessuti fogliari.
Tra i fertilizzanti azotati, sulla base di considerazioni tecniche, economiche, (costo dell’unità fertilizzante), si possono utilizzare UREA 46% o NITRATO-AMMONICO 26-27% o 33-34%. L’urea sarebbe preferibile utilizzarla in pre-semina interrata, al fine di evitare possibili perdite per volatilizzazione, mentre il nitrato ammonico può essere impiegato sia in pre-semina che in copertura.
La quantità di azoto da apportare varia da 100 a 180 Kg/ha a seconda che la coltura sia letamata o meno, sia asciutta o irrigua, goda di scarse o abbondanti precipitazioni, abbia una raccolta precoce o tardiva. La Regione Piemonte indica come dose massima consentita di azoto 100 Kg/ha; la somministrazione in pre-semina di azoto non può superare 60 Kg/ha, apportabili anche mediante distribuzione autunnale di letame. L’azoto deve essere prontamente interrato.
Nel caso in cui si temono danni da carenza di Boro (“mal del cuore”), il che si può verificare su terreni molto calcarei, si può somministrare una dose di 10-20 Kg/ha di borace (borato di sodio) prima della semina.
Una maggior diffusione delle moderne tecniche di concimazione ragionata, porterebbe a migliorare la produzione, la qualità, i costi e l’impatto ambientale.

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